Gli orsi

La copertina

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La storia

Suggestioni “horror” e personaggi cyberspaziali, l’incubo di certe colonie penali su Altair IV e poi, alla maniera dei cartoon, i secrétaire del Settecento, con ribaltina, che tentano di spacciarsi, riuscendovi, per esponenti politici di primo piano; le terrificanti profezie “elettorali” di Lovecraft-Poe; dei gran diari tenebrosi del Paraguay non indegni, sempre sul piano dell’incubo estremo, d’uno Stoker o d’un Barker. E’ dunque il trash delle culture giovanili d’oggi uno degli ingredienti di cui Silvia Ballestra sembra servirsi a profusione per dar corpo alle pagine esilaranti di questo libro. Un mondo “trasho” e vertiginoso di rimandi e citazioni che l’autrice scaraventa – come un sorridente apprendista stregone alla ricerca di cortocircuiti, accelerazioni comiche, anticlimax – nella pentola alchemica delle sue funamboliche narrazioni.


“Nello scompartimento che avevo adocchiato erano in cinque, immaginai del Senegal e della Costa d’Avorio, tanto compiutamente silenziosi e austeri che invece di limitarsi a occupare cinque sedili sembrava regnassero, come impassibili principi consanguinei, su altrettanti troni.
Sistemato lo scarno bagaglio, avevo preso posto davanti al monarca più silenzioso e massiccio di tutti, un fratello che indossava una tunica in garza di Abidjan talmente fasciante e immacolata da farlo apparire una specie di notevole candelotto coi sandali infradito o un’intuizione di Kenzo.”


critica

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