Senza gli orsi

La copertina

senzagliorsi

La storia

Oh, ma forse poteva andare solo così, ti dici.  Perchè quelli erano gli anni , e voi eravate i loro ospiti.

Silvia Ballestra è un esperimento scientifico. Ma scalcinato, senza arroganze “chirurgiche”; di una scienza fatiscente che pare uscita da un monnezzone alla Ed Wood. Se oggi certi scrittori hai l’impressione che li elaborino in asettiche colture industriali, in camice bianco, lei resta un esperimento autogestito, in copia unica: arruffato, sfrigolante di contatti ossidati, perturbatissimo.
Nel tempo degli OGM chi sente più parlare di mutanti? Lei, invece, non scrive maturazioni – né tanto meno formazioni. Perché non le contempla da “dopo”: Ci sta dentro – o meglio durante. E allora Ballestra è proprio un mutante: e racconta dall’interno la sua mutazione. Dolorosa ma anche no (“una ventata d’allegria, ogni tanto, una mantelletta di rose, una spolverata, ogni tanto!”), comunque sempre “superterrestre”. Ribollente di irsuta orgogliosa maradonica umanità.
Tolti La via per Berlino (1991) e Gli orsi (1994), suites diversamente compatte, qui c’è un pò tutta la narrativa breve di Silvia. E allora tu, lettore-scienziato pazzo, hai l’occasione di seguirla passo passo, questa metamorfosi ininterrotta. Una dozzina d’anni – pare un secolo. Nei testi più antichi c’è un “casino di gente”…una giungla di sentimenti stilizzati e travestiti, schizzati sulla tela come un Almodóvar d’annata…una movida di provincia dove la Moira mortifera può prendere le fattezze improbabili di una “vecchia impermeabilizzata con la Prinz”…una prosa festosamente punk, saltellante e pogante, “piena di spigoli, tagliata a forbicine”, come la faccia di un certo personaggio-tormentone… che, riletta adesso, rileva una quantità di “segnali di com’è di merda il Paese”. Poi si prende la via del ritorno. Allora, come in Nina o in certi sfacci del Compagno di mezzanotte, la prosa si spiana. Si lascia percorrere. Prendendo dentro istantanee di paesaggio che paiono di Luigi Ghiri. E soprattutto brucianti tornaconti in forma di “revival”: in cui ci s’ “incastra” senza pietà. Allora lo sguardo dalla “cameretta” d’antan (come da una certa finestra di Camere separate…) abbraccia insieme il carnevale e la quaresima, il sogno di cambiare il mondo e lo “smagonamento” che segue. Restando però convinti che quel tempo, a dispetto di tutto, non è completamente finito. Che “le cose vecchie contengono interessantissimi segreti”. Perché mica la “tagli via” tanto facilmente – la giovinezza.

Andrea Cortellessa